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KITHARODOS

Installazione in arte di corpi, voci e sguardi

21

Novembre

KITHARODOS

L’uomo è una creatura maledetta o un essere patetico che baratta il coraggio con la furbizia? Sono l’amore e la bontà a governare il mondo? O invece è la rabbia? La pace è un interludio? Tra slittamenti continui di domande e tentativi di ridefinizione, un’orchestra di personaggi in una sinfonia di situazioni. Questo solfeggio teatrale rende necessaria qualche acrobazia linguistica, un coacervo di suoni, idiomi che dal mondo antico giungono e mutano, per arrivare ai giorni nostri. Ogni personaggio viene descritto con epiteti che sembrano accompagnati da un’ombra o da una lanterna: gioco di luce-buio, consegnato alla danza. Il racconto si fa personale e, ciò nonostante, la drammaturgia assume una più forte tensione verso l’universale, attraverso paesaggi e volti impressi nella memoria e nel corpo: Choreia libera l’io nella storia, Emmeleia, lenta, sacra e solenne, purifica i luoghi e li restituisce incontaminati alla comunità. Cosa può raccontare un povero cantore della multiforme natura del mondo? Se tutto viene negoziato nell’Olimpo, evidentemente c’è una falla nell’onnipotenza degli Dei. Vedremo se l’uomo antico e i suoi aedi riusciranno ad intenerirli, aiutati dalle eterne magnificenze del divino: Melpomene, cantando la tragedia o Talia, nel far fiorire la poesia bucolica.

“La regia precisa e dinamica di Fiorella isola quest’uomo della supplica, che pur potendo, non si ribella al suo destino, evidenziando l’aspetto tragico dell’opera. Uno spettacolo, Kitharodos, tutto da vedere e partecipare, dove gli attori interpretano, con eccezionale bravura e professionalità, sino a due o sei ruoli. Un continuum in cui la musica è estensione dell’azione e l’azione è supporto della voce. Preminente è l’irruenza del corpo, oggetto scenico privilegiato dalla compagnia, che si trasforma, muta mediante piccoli ingegni, diventa animale, Dio, mostro, uomo. Senza vuoti è la sceneggiatura il cui collante è in primo luogo sonoro: fiato, percussione, harmonium.”

Roberta Grassi – Giornalista ANSA